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Lunione Europea NellEuropa ormai vicina al traguardo della valuta unica (leuro entrerà ufficialmente in circolazione il I gennaio 2002 e il successivo 28 febbraio le vecchie monete nazionali perderanno ogni valore) si consolida lunione monetaria, benché leuro abbia perso progressivamente e consistentemente valore nei confronti del dollaro.Nel giugno 1999 si sono tenute nuove elezioni per il Parlamento Europeo. I popolari hanno scavalcato i socialisti che prima avevano la maggioranza. Da notare il successo dellItalia, con lelezione di Prodi quale presidente della Commissione Europea, dopo che è scaduto il mandato dello spagnolo Santer. Tra il 13 e il 17 settembre 1999 lEuroparlamen-to ha votato la fiducia alla Commissione Prodi che è entrata in carica per cinque anni e quattro mesi, fino al 6 gennaio 2005. Il programma proposto dallex Presidente del Consiglio del nostro Paese si pone come obiettivi principali la riforma delle istituzioni, lallargamento dellU.E. verso lEst, la politica mediterranea, la politica di difesa e soprattutto il problema del lavoro, in unEuropa che non deve essere unita solo nei capitali, ma anche nel rispetto dei diritti sociali e delle diverse storie, nazioni e culture. Prodi, come presidente con una forte responsabilità nella formazione dei programmi e con un peso determinante nelliniziativa della Commissione Europea, si è ispirato alla figura di Altiero Spinelli, uno dei padri dellUnione Europea, il quale credeva in un decentramento dellEuropa e non voleva che Bruxelles fosse soltanto unenorme struttura burocratica. La questione irlandese Gli accordi di pace sottoscritti nella Pasqua del 1998 sostanzialmente restano rispettati, ma si sono riacutizzate le tensioni tra le due comunità, cattolica e protestante, e anche allinterno di ciascuna di esse tra le diverse fazioni. Ricordiamo ad esempio la pratica dell"esilio forzato", messa in atto dallIRA, che finora costretto centinaia di persone a lasciare lIrlanda dopo gli accordi di pace; altre decine di persone sono fuggite sotto le minacce di morte dei paramilitari unionisti. Una logica che sispira ancora alla violenza per regolare ogni disputa: gli assassinii, le bombe, i sequestri si verificano ai danni sia della comunità cattolica sia di quella protestante. In particolare, lomicidio di un tassista cattolico, avvenuto nel luglio del 1999, assassinio attribuito ufficialmente allIRA, ha rischiato di far saltare il processo di pace. Il ministro per lIrlanda del Nord, Mo Mowlam, ha però rifiutato di attribuire allepisodio la gravità di una rottura del "cessate il fuoco", che avrebbe annullato del tutto ogni sforzo negoziale. Alla fine del 99 è stato pertanto formato un "governo della pace": i deputati del parlamento hanno eletto cinque protestanti e cinque cattolici quali ministri dellesecutivo del premier dellIrlanda del Nord, David Trimble. Nel corso del 2000, anche se non sono mancati altri momenti di tensione, gli accordi di pace hanno sostanzialmente "tenuto" nellIrlanda del Nord. La guerra del Kosovo Il Kosovo, regione meridionale della nuova Federazione jugoslava, è abitato in maggioranza da genti di origine albanese che si sentivano discriminate dal governo della Serbia e rivendicavano l'indipendenza. Gli scontri armati tra l'esercito serbo e gli indipendentisti divennero sempre più frequenti tra il 1997 e linizio del 1999, allarmando la comunità internazionale. Il 23 marzo del 1999, dopo che lallora presidente serbo Slobodan Milosevic aveva rifiutato di sottoscrivere laccordo di pace di Rambouillet, che concedeva una limitata autonomia al Kosovo, scattò loperazione "Determined Force" con raid aerei e attacchi missilistici della NATO su Belgrado, le altre città serbe e sul Kosovo.Subito dopo linizio dei bombardamenti aerei, circa mezzo milione di persone (pari a un quarto dellintera popolazione kosovara) lasciò il Paese, nel quale si successero stragi e massacri. Pulizia etnica è stato infatti, prima e durante il conflitto, limperativo delle forze speciali serbe: una pratica utilizzata per espellere quanti più Albanesi fosse possibile da un territorio considerato la culla storica e religiosa del popolo serbo. Centinaia di migliaia di persone trovarono così un provvisorio rifugio fuori del Kosovo, in Albania o in Macedonia, dove gli arrivi dei profughi raggiunsero un ritmo di quattromila passaggi lora: una vera tragedia umana. I raid aerei erano in partenza anche dalle basi italiane, tra cui Aviano. La NATO ebbe il sostegno dellUnione Europea, ma inutilmente si chiese che fosse lONU a pronunciarsi: fu il segno della crisi in cui versa attualmente limportante organismo sovranazionale. La Russia, che appoggiò la Serbia, si prodigò per riannodare i fili del dialogo. I bombardamenti proseguirono però fino allundici giugno 1999, con cadenza pressoché quotidiana: lamaro bilancio dei raid aerei è stato di tante perdite di civili e la distruzione di città serbe e kosovare. Lundici giugno 1999 fu finalmente sottoscritto un accordo di tregua che prevedeva la cessazione dei bombardamenti, delle violenze in Kosovo e lo spiegamento (sotto legida dellONU) di una presenza internazionale civile e di sicurezza. Finita la guerra, avvenne il miracolo del rientro, in tempi rapidi, dei kosovari albanesi. I campi-profughi si svuotarono improvvisamente. Le truppe serbe si ritirarono. Il Kosovo divenne una sorta di protettorato occidentale. Non sono però finite le violenze e la tensione tra letnia serba e quella albanese: oltre 200.000 Kosovari dorigine serba sono fuggiti verso la Serbia e nei confronti di quelli che sono restati proseguono senza sosta le sanguinose vendette degli albanesi. Nel mese di ottobre del 2000 Milosevic è stato costretto a lasciare il potere in seguito ad una rivolta popolare scoppiata in seguito al tentativo di invalidare le elezioni presidenziali che avevano decretato la sua sconfitta. Il nuovo presidente serbo Kostunica, non ha però ancora chiaramente espresso le sue intenzioni in merito alla concessione di unindipendenza o quantomeno di una accentuata autonomia alla regione del Kosovo. Vige, in pratica, una sorta di "pace armata": nel mese di marzo del 2001 Slobodan Milosevic è stato arrestato ma intanto altre nubi si addensano allorizzonte della polveriera balcanica: le tensioni tra la Serbia e il Montenegro e quelle tra lAlbania e la Macedonia sono elementi in grado di scatenare un nuovo conflitto nella regione balcanica con un possibile e pericoloso coinvolgimento delle forze della Nato e della Kfor (il contingente delle Nazioni Unite in Kosovo). La situazione in RussiaI mass-media trasmettono le immagini di una Russia disgraziata e diseredata dove la gente muore e si dispera, odia la capitale e i suoi intrighi, la classe dirigente ricca, corrotta e immorale. Mentre le inchieste giudiziarie internazionali parlano di decine di miliardi di dollari trafugati dai potenti, nel Paese dilagano lalcolismo e la droga. Il tutto mentre la durata media della vita è tra le più basse del mondo industrializzato: appena 58 anni per gli uomini, 61 per le donne. Anche le condizioni igienico-sanitarie sono insufficienti: gli ospedali mancano di apparecchiature e di personale medico, di pasti caldi e di lenzuola. La gente riceve degli stipendi bassissimi, eppure è costretta a spendere notevoli cifre per un intervento chirurgico urgente. Si calcola che in Russia ci siano attualmente due milioni e mezzo di bambini senzatetto, 500mila orfani, 50mila bambini allanno che fuggono da casa ed un indice di mortalità neonatale cinque volte superiore a quello dei Paesi europei occidentali. In questa Russia devastata (dove però, non dimentichiamolo, sono conservate decine di migliaia di testate nucleari) è scoppiato, alla fine del 1999, un caso eclatante di corruzione che ha coinvolto, insieme ad uno stuolo di finanziari e di faccendieri, anche il vertice del Cremlino (nella persona dello stesso presidente Boris Eltsin, del suo braccio destro, Pavel Borodin, e del marito della figlia Tatjana, Leonid Djacenko) ed ha irritato gli ambienti politici occidentali e lo stesso Fondo Monetario Internazionale (FMI). È il cosiddetto Russiangate, che ha consentito agli uomini dellentourage di Eltsin, alla sua stessa famiglia ed alla potente mafia russa, secondo quanto accertato dallFBI e da centrali investigative europee, di sottrarre uningente parte degli aiuti concessi alla Russia dal FMI a partire dal 1992, "parcheggiando" le somme di denaro nelle banche occidentali, spesso nei soliti Paesi che fungono da "paradisi fiscali" (Bahamas, Antigua, ecc.). Nel frattempo, il grande e martoriato Paese, un tempo la Superpotenza in grado di competere con gli USA, conosceva altri sussulti: il brusco cambio al vertice dellEsecutivo (con Putin divenuto prima Capo del governo e poi Presidente della Russia), il ritorno del terrorismo a Mosca (alcune bombe sono esplose in luoghi pubblici e in edifici, provocando la morte di centinaia di persone), la guerra in Cecenia e nel Daghestan. Il Daghestan e la Cecenia sono due repubbliche autonome della Federazione russa, poste ai piedi del Caucaso, da tempo tormentate da una guerriglia indipendentista animata dalle fazioni islamiche. La Cecenia già fu teatro di una cruenta guerra negli anni 1994-96. Dopo londata di attentati della tarda estate 99, Mosca ha deciso di regolare i conti con il terrorismo (che sospetta sia diretto dalle fazioni islamiche che controllano alcune repubbliche caucasiche e che è stata indotta a tollerare). La proclamazione, in agosto, della Repubblica islamica del Daghestan da parte di guerriglieri ceceni che avevano invaso alcune regioni di confine con la Cecenia, ha fornito il pretesto al Cremlino per ammassare truppe al confine tra il Daghestan e la Cecenia, in vista di una "operazione su larga scala" contro la più ribelle delle repubbliche caucasiche. Oltre 30mila soldati sono stati trasferiti in gran segreto nelle province del Daghestan, teatro in precedenza dellinvasione da parte della guerriglia guidata dai signori della guerra, Basaev e Khattab, leader delle fazioni islamiche. Nel settembre 99 è stato sferrato lattacco, prima ai reparti della guerriglia nelle zone di confine fra Daghestan e Cecenia, per contrastare le infiltrazioni dei guerriglieri ceceni, poi direttamente alla Cecenia. Grozny, la capitale, è stata invasa dalle truppe russe nel dicembre 99; i guerriglieri si sono rifugiati in zone montuose per sfuggire alla cattura e continuare la lotta. Le violenze delle truppe russe contro i civili sono state documentate da un video-choc trasmesso dalle televisioni di mezzo mondo. La condotta autoritaria da parte di Putin nella repressione delle proteste in Cecenia ha però probabilmente favorito il buon risultato riportato nelle elezioni politiche del 19 dicembre dalla lista appoggiata da Putin e Eltsin. Hanno vinto, di poco, i comunisti, ma nella Duma si è rafforzata la maggioranza a favore del Cremlino. Le successive e improvvise dimissioni di Eltsin (sempre più gravato da seri problemi di salute) dalla carica di capo dello Stato hanno lasciato nelle mani di Putin le leve del potere in Russia, con un incarico di "presidente ad interim" riconfermato nelle elezioni presidenziali svoltesi il 26 marzo del 2000, nelle quali Putin ha sbaragliato il comunista Ziuganov e lultranazionalista Zhirinovski. Il movimento separatista bascoI paesi baschi sono dei territori posti ai piedi dei Pirenei, che si affacciano sul golfo di Biscaglia. Politicamente essi appartengono alla Spagna e in piccola parte alla Francia, ma rivendicano da circa cinquantanni il loro diritto a costituire uno stato separato, o quantomeno dotato di unampia autonomia. In effetti, da un punto di vista etnico, le popolazioni basche hanno origini del tutto diverse da quelle spagnola e francese. I baschi sono probabilmente gli ultimi discendenti delle antiche popolazioni iberiche che abitavano la Spagna intorno al secondo millennio a.C. Sopraffatti da migrazioni degli indoeuropei (popoli di origine asiatica), i baschi avrebbero trovato rifugio in questa zona dellattuale Spagna, mantenendo per millenni la loro lingua e i loro usi e costumi tradizionali (tra cui quello del copricapo portato inclinato sullorecchio, che da loro ha preso per lappunto il nome di "basco"). Nel corso dellOttocento lo sviluppo industriale della Spagna e della Francia ha portato sempre più baschi ad emigrare in Spagna e Francia e spagnoli e francesi ad immigrare nelle zone basche: in questo modo le caratteristiche fisionomiche e culturali tipicamente basche hanno cominciato ad essere contaminate da altre caratteristiche e culture. Alla fine dellOttocento fu perciò fondato il partito nazionalista basco (PNV) che intendeva difendere gli antichi usi e costumi. Nel 1958 da questo partito si staccò una frazione intenzionata a richiedere lindipendenza della nazione basca (da essi chiamata Euzkadi) attraverso una vera e propria guerriglia condotta da un gruppo terroristico denominato ETA (Euskadi Ta Askatasuna = patria basca e libertà). Questa guerriglia è rivolta contro lo stato spagnolo e viene condotta principalmente con attentati a personalità della polizia, dellesercito, della politica e della magistratura spagnola. Dopo la morte del dittatore Francisco Franco e linstaurazione in Spagna di un regime democratico, con a capo il re Juan Carlos di Borbone, gli attentati sono proseguiti sino al settembre del 1998, quando lETA ha proclamato una tregua unilaterale. Erano state infatti avviate trattative (il cosiddetto "patto di Lizarra") che avevano condotto alla costituzione di una "Conferenza dei comuni baschi" che puntava ad ottenere con metodi legali e pacifici lindipendenza dei paesi baschi spagnoli e francesi. Il governo spagnolo non si è però mai realmente impegnato per lattuazione del patto di Lizarra ed ha, al contrario, più volte manifestato la sua volontà di boicottarlo. Nel maggio del 1999 la situazione sembrava aver trovato uno spiraglio, con linizio di trattative tra lETA e il governo spagnolo, grazie alla mediazione del vescovo di San Sebastian, monsignor Juan Maria Uriarte. Nellottobre del 1999 è stato però arrestato in Francia uno dei rappresentanti dellETA che conduceva le trattative e questo ha causato la rottura della tregua unilaterale e linizio di una nuova sanguinosa serie di attentati. Nel marzo del 2001 lETA ha nuovamente sfidato il governo spagnolo, "diffidando" i turisti stranieri da recarsi in Spagna (ricordiamo che gli introiti turistici rappresentano una voce fondamentale nel bilancio economico del paese iberico) sotto la minaccia di attentati nelle località turistiche. La questione mediorientaleIl processo di pace tra Israele e OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) che con il governo Netanyahu aveva conosciuto intoppi ed ostacoli, è ripreso sul finire del 1998. Il 23 ottobre dello stesso anno, dopo nove giorni di trattative, Netanyahu e Arafat hanno firmato gli accordi di Wye Plantation negli Stati Uniti, dopo che il processo di pace era stato bloccato dalla decisione dello stesso Netanyahu di dar vita ad una colonia ebraica sulla collina Har Homa, in Cisgiordania. Il 17 maggio 1999, il leader laburista Ehud Barak ha vinto le elezioni, diventando il nuovo primo ministro dIsraele e dichiarandosi pronto ad accelerare il processo di pace con i Palestinesi. Il 4-5 settembre, ad Alessandria dEgitto, Arafat e Barak hanno firmato lintesa sullapplicazione degli accordi di Wye Plantation, in presenza del presidente egiziano Mubarak, del re Abdallah di Giordania e del segretario di Stato americano, Madeleine Albright. In base a tali accordi Barak accetta di cedere allOLP il controllo del 40% della Cisgiordania e si risolve anche la questione dei prigionieri palestinesi: 356 Palestinesi che non avevano ucciso cittadini israeliani sono così potuti ritornare in libertà. Ecco i punti salienti dellaccordo di pace: 1) completato il ritiro delle truppe israeliane, il 40% della Cisgiordania sarà controllato dallOLP; 2) lAutorità palestinese confischerà le armi detenute illegalmente e ridurrà il numero delle forze di sicurezza; 3) Israele libererà altri 750 prigionieri palestinesi; 4) a Gaza laeroporto è stato già aperto e presto inizieranno i lavori del porto; 5) sarà aperto un passaggio diretto e sicuro tra Gaza e la Cisgiordania. Tuttavia la pace è stata ben presto ostacolata dalla recrudescenza del terrorismo. Già nel settembre del 99 due autobombe sono esplose quasi simultaneamente in Israele: una a Tiberiade, città sul lago di Galilea, laltra ad Haifa, sulla costa del Mediterraneo, il bilancio complessivo è stato di tre morti ed una mezza dozzina di feriti. Anche il viaggio di Giovanni Paolo II in Terra Santa, viaggio avvenuto nel mese di marzo del 2000 e che aveva avuto tra i suoi obiettivi quello di favorire la riappacificazione in questa terra dilaniata dai contrasti etnici e religiosi, è risultato sostanzialmente improduttivo. La situazione rimane ad un passo da una nuova guerra tra arabi e israeliani: a nulla sono valsi negli ultimi mesi del 2000 gli sforzi del presidente americano Clinton, nellultimo periodo del suo mandato presidenziale, per cercare di far trovare un accordo tra Barak, allora primo ministro israeliano, e Arafat sul nodo del controllo della città santa di Gerusalemme. Agli inizi del 2001 lelezione di Sharon (lex leader del partito dei falchi di Israele) sembra ancor più allontanare le prospettive di pace. La stessa tormentata elezione in Usa di George W. Bush (quarantatreesimo presidente dopo un testa a testa con Al Gore e molti ricorsi alla magistratura) non sembra favorire un riavvicinamento tra israeliani e palestinesi. Il fondamentalismo islamico Il fondamentalismo islamico ha conosciuto nel 1999 una battuta darresto. Dopo la recrudescenza degli attentati in Algeria nei primi mesi dellanno, proprio nel Paese maghrebino il nuovo presidente Bouteflika ha avuto successo nel promuovere una politica di riconciliazione nazionale che sta isolando le fazioni estremiste del fondamentalismo islamico. Inoltre, si è riorganizzato il movimento democratico in Tunisia e sono dilagate le rivolte studentesche a Teheran contro il potere teocratico e per la democrazia. Il regime di Teheran ha reagito con una dura repressione, condannando a morte numerosi studenti, ma ormai è chiaro che il regime degli ayatollah non gode più dellincondizionato appoggio della popolazione e molti leader islamici sono convinti della necessità di "aprire alla democrazia". Ma è in Algeria che si è realizzata unautentica svolta dopo sette anni di terrorismo costati quasi 100.000 vittime. Bouteflika ha ottenuto il 98, 63% dei "sì" nel referendum promosso sulla politica di riconciliazione e pacificazione nazionale e può adesso attuare il suo programma con il consenso di quasi tutta la popolazione. La legge per la "concordia civile", presentata in Parlamento dallo stesso neo-presidente algerino (che prevede il perdono per quei terroristi che, entro il gennaio del 2000, si consegnano alle autorità) è largamente applicata: si sono consegnati alle autorità migliaia di militanti del Gruppo islamico armato, la più radicale delle formazioni dellestremismo integralista. Secondo la legge, potranno essere condannati ad una pena non superiore ai venti anni di reclusione, anche se hanno commesso diversi omicidi. Con la vittoria nel referendum, Bouteflika ha conquistato anche la legittimazione democratica che gli era mancata nelle precedenti elezioni politiche: in pratica, quasi tutti i partiti, compreso il laico "Raggruppamento per la cultura e la democrazia", si sono schierati dalla sua parte.
Il dramma dei curdi I curdi sono una popolazione di lingua indoeuropea che vive nel Medio Oriente sin dal secondo millennio a.C. La regione montuosa da loro abitata, il Kurdistan, si estende dall'alto bacino dei fiumi Tigri ed Eufrate fino alla penisola dell'Anatolia ed al Mar Caspio, ed è politicamente divisa tra Iraq, Iran, e Turchia (ma popolazioni curde vivono anche in Siria e Russia). I curdi, che si calcola siano tra i 20 e i 30 milioni, aspirano a vivere in uno stato indipendente che il trattato di Sèvres del lontano 1920, dopo il disfacimento dell'Impero ottomano cui il Kurdistan apparteneva, riconobbe, ma che i nazionalisti turchi impedirono. La storia recente dei curdi è stata perciò caratterizzata da una lunga sequenza di repressioni e deportazioni ad opera di turchi, iracheni ed iraniani, repressioni facilitate dalle forti divisioni esistenti allinterno del popolo curdo, separato in diversi clan tra loro rivali. In particolare, durante la guerra del Golfo (1991), il dittatore iracheno Saddam Hussein lanciò contro i curdi una dura offensiva, provocandone un esodo massiccio nei Paesi vicini e in Europa. Il dramma dei curdi continua oggi nell'indifferenza delle diplomazie occidentali, insensibili all'esigenza di questo popolo di pastori semi-nomadi di vivere dignitosamente in uno stato indipendente. In particolare, lItalia è da tempo investita da ondate d'immigrati curdi, molti dei quali, per sfuggire alle persecuzioni in Turchia o in Iraq, inoltrano richiesta di asilo politico. È accaduto, tra l'altro, con Abdullah Ocalan, il leader del P.K.K., principale partito dei Curdi. Il governo italiano rifiutava di estradare il leader curdo in Turchia, a causa della pena di morte vigente in quel Paese, ma non gli accordava lasilo politico. Ocalan abbandonava così il nostro paese e, nel febbraio del 1999, agenti dei servizi segreti turchi (con la probabile complicità di quelli americani) sono riusciti a catturarlo in Kenya, trasportandolo immediatamente in Turchia dove, dopo un processo che spesso non ha garantito i diritti della difesa, è stato condannato a morte ed è ancora in attesa che la pena venga eseguita o commutata in ergastolo.
La situazione in Africa Continuano le guerre interetniche allinterno di molti Stati dellAfrica Nera. Nella parte meridionale del Sudan i Musulmani cercano di contrastare la guerriglia delle fazioni cristiane. In Liberia, Sierra Leone, Congo si combatte ancora. In Angola, lunità del ribelle Savimbi, forte anche di alcuni appoggi di multinazionali europee interessate allo sfruttamento di miniere di diamanti situate nei territori a sud del Paese controllate dai ribelli, non accetta di consegnare le armi al legittimo governo di Luanda. Ma, a rendere drammatica la situazione del Continente nero, resta sempre il problema dellindebitamento contratto con i governi e le banche dei Paesi ricchi ed industrializzati dellOccidente. Il G7, la riunione dei rappresentanti dei sette Stati più ricchi del Pianeta (USA, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Canada e Italia), tenutasi il 25-26 settembre 1999 a Washington, si è finalmente pronunciato per la riduzione del debito, che blocca ogni tentativo di sviluppo autonomo dei Paesi del Terzo Mondo e di quelli dellAfrica in particolare. Il piano del G7 coinvolge 36 Paesi poverissimi e taglia loro un debito complessivo pari a 27 miliardi di dollari. Il Fondo Monetario Internazionale parteciperà alloperazione vendendo parte del suo oro (circa 14 milioni di once). Per quanto concerne lItalia, il nostro governo si è impegnato a rinunciare a circa 5.600 miliardi in un periodo di 3-5 anni.
Tensioni e conflitti in Asia Negli anni 1998-2000 le più gravi tensioni si sono avute in Indonesia, dove la crisi del 1998 ha provocato aumento dei prezzi e della disoccupazione, scioperi, la caduta del vecchio dittatore Suharto ed infine la crisi di Timor Est. Lisola di Timor fu scoperta nel 1520 dai Portoghesi. Timor Est rimase per quattro secoli sotto il dominio di Lisbona fino a quando, nel 1975, venne invasa militarmente dallIndonesia, che se la annettè lanno successivo trasformandola nella sua 27a provincia. Timor Ovest, ex colonia olandese, apparteneva allIndonesia già dal 1945. Lannessione di Timor Est da parte di Giakarta non è mai stata, però, riconosciuta dallONU. Da quasi 25 anni Timor Est, che conta 800mila abitanti in maggioranza cattolici, è devastata dalla guerra civile, ma il recente dilagare delle violenze, a discapito soprattutto dei civili di religione cattolica, ha indotto lONU ad intervenire. Lacuirsi della tensione è coinciso con la consultazione referendaria che, dopo secoli di dominazione portoghese e 24 anni di repressione indonesiana, ha sancito, con il 78,5% dei "sì", lindipendenza di Timor Est. Le forze filo-indonesiane (composte da 20mila uomini tra milizia armata e gruppi paramilitari) non hanno accettato lesito elettorale e, dopo aver instaurato un clima di terrore in tutto il Paese, hanno preso il controllo della capitale Dili. Il 15 settembre 1999, il Consiglio di Sicurezza dellONU ha approvato allunanimità linvio a Timor Est (per il 20 dello stesso mese) di una forza multinazionale di pace composta da militari di dodici Paesi e guidata dallAustralia, per un totale di 8mila uomini. La risoluzione prevede, in base al capitolo sette della Carta dellONU, luso "di tutte le misure necessarie" (anche sparare ed uccidere) per mantenere la pace, senza fissare un limite di tempo preciso. Fanno parte della missione di pace anche forze dellASEAN, lassociazione dei Paesi del Sud-Est asiatico, degli Stati Uniti (con 100-200 uomini addetti al sostegno logistico delle operazioni) della Cina, di solito restia a farsi coinvolgere in simili imprese e dellItalia ( 200-250 uomini). Il precipitare della situazione nellex colonia portoghese ha richiesto lintervento delle organizzazioni umanitarie ed assistenziali, sbarcate a Timor Est subito dopo la forza di pace per portare cure e beni di prima necessità alla popolazione dellisola che quotidianamente soffre la fame e rischia la morte. Unaltra situazione di tensione è quella fra India e Pakistan, Paesi entrambi in possesso di ordigni nucleari. Il colpo di Stato compiuto in Pakistan da Pervez Musharraf, uomo forte dei militari, non va certo in direzione della distensione.
Le contraddizioni dellAmerica Latina In America Latina cè da segnalare lascesa al potere in Venezuela di Chavez, un militare, vecchio golpista condannato in passato a due anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato, eletto alla Presidenza della Repubblica con un consenso plebiscitario, Chavez ha dichiarato guerra alla corruzione ed alle lungaggini parlamentari con un piglio demagogico che ricorda la politica dei tanti caudillos latinoamericani del passato.
LItalia dalla Prima alla Seconda Repubblica Allinizio degli anni Novanta del Novecento si è verificata una profonda crisi del sistema politico italiano, avviata dalle indagini condotte da diverse procure italiane sulla corruzione dei partiti politici, indagini note come "Tangentopoli". Questa crisi del sistema politico ha favorito il prepotente affermarsi del movimento leghista. La Lega Nord, guidata dal suo leader Umberto Bossi, è nata infatti come movimento di protesta contro le disfunzioni e il peso burocratico dell'apparato statale e contro il sistema dei partiti, ritenuto colpevole degli sprechi e dell'inefficienza dello Stato. Nel 1994, limprenditore milanese Silvio Berlusconi, approfittando della generale richiesta di rinnovamento del sistema politico, fondava un proprio partito, Forza Italia, e si candidava alla guida del governo, stringendo accordi con la Lega Nord e con Alleanza Nazionale. La vittoria conseguita nelle elezioni politiche da questo schieramento di centro-destra condusse alla formazione di un governo guidato dall'on. Berlusconi. Alla fine del '94, però, la Lega Nord ritirò la fiducia al governo Berlusconi. Lallora Capo dello Stato, Scalfaro, incaricò della formazione del nuovo governo l'on. Dini, ex ministro del Tesoro del governo Berlusconi. Mentre il centro-destra lanciava l'accusa di ribaltone, nasceva quindi un governo tecnico guidato dall'on. Dini e sostenuto in Parlamento principalmente dal PDS (Partito democratico della Sinistra), sorto dallo scioglimento del Partito Comunista, dal PPI (Partito Popolare Italiano), formato da buona parte dell'ex Democrazia Cristiana, e dalla Lega stessa.
Nella primavera del 1996 si sono svolte nuove elezioni politiche: ne è risultato vincitore lo schieramento di centrosinistra coalizzato nell'Ulivo guidato da Romano Prodi. La vittoria è stata favorita dall'accordo di desistenza elettorale stipulato con Rifondazione Comunista, partito che raccoglie la minoranza di sinistra del vecchio P.C.I. Il governo Prodi, potendo contare sulla presenza al suo interno di un tecnico di riconosciuta esperienza e capacità, l'ex governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, nominato ministro del Tesoro e del Bilancio, diede avvio ad una politica di rigore e di sacrifici sul piano economico e sociale, ottenendo una significativa vittoria con l'ingresso dell'Italia nell'euro, grazie al raggiungimento, in poco più di un anno, di tutti i parametri economici previsti dal Trattato di Maastricht. Nel frattempo, venne costituita, nel gennaio '97, la Commissione Bicamerale, incaricata di presentare un progetto di riforma del sistema politico ed istituzionale. Il progetto presentato al Parlamento è stato, però, bloccato nel giugno '98 dalla decisione di Forza Italia, ferma nel rifiutare ogni tentativo di mediazione. In seguito a ciò, Antonio Di Pietro - che, eletto senatore nello schieramento dell'Ulivo, aveva dato vita nei primi mesi del '98 ad un proprio movimento politico ("l'Italia dei valori") - si fece promotore, con Mario Segni ed altri esponenti di diversi schieramenti politici, di un referendum popolare per l'abolizione della quota proporzionale del 25% nelle elezioni del Parlamento. Nel 1998 si determinarono ulteriori trasformazioni degli schieramenti politici, in particolare nel polo di centro-destra: i due partiti di area cattolica CCD e CDU, anch'essi sorti dalla disgregazione della vecchia D.C., subirono una scissione guidata rispettivamente dall'on. Mastella e dall'on. Buttiglione. Gli scissionisti, in accordo con l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, diedero vita ad un nuovo raggruppamento politico: l'Unione della Repubblica (UDR).
Nell'ottobre '98 Rifondazione Comunista decise di negare il voto alla nuova legge finanziaria presentata dal governo Prodi, sostenendo che essa non conteneva un forte impegno per la lotta alla disoccupazione. Tale decisione provocò un'immediata spaccatura nelle file del partito guidato dall'on. Bertinotti, Rifondazione Comunista: una parte consistente dei gruppi parlamentari, guidata dall'on. Cossutta, diede vita ad nuovo partito: il P.d.C.I. (Partito dei Comunisti Italiani). Nonostante l'appoggio di quest'ultima formazione, il governo Prodi fu battuto, alla Camera, con un solo voto di scarto, sulla mozione di fiducia presentata dallo stesso Prodi. La crisi politica che ne derivò, si risolse con la nascita del governo guidato dall'on. Massimo D'Alema, segretario dei Democratici di Sinistra (D.S.), nuova denominazione assunta dal P.D.S., che ottenne la fiducia con i voti dello schieramento del centro-sinistra dell'Ulivo, del P.d.C.I. di Cossutta e dell'U.D.R. di Cossiga. Esponenti di queste ultime due formazioni entrarono anche nella compagine governativa. L'impegno ad arrivare ad una modifica della legge elettorale per le elezioni del Parlamento era uno dei principali obiettivi assunti dal governo D'Alema. Egli, inoltre, aveva sostenuto, nel discorso programmatico alle Camere, di voler favorire una ripresa del processo di riforma costituzionale. Il 18 aprile 1999 gli italiani furono chiamati alle urne per esprimere il voto sulla proposta di referendum tendente ad abolire, nell'elezione dei rappresentanti della Camera dei deputati, la quota del 25% dei seggi da assegnare con il sistema proporzionale. Si arrivò alle votazioni nellincertezza circa il raggiungimento del quorum necessario per rendere valido il referendum stesso, cioè il 50% più uno degli aventi diritto. Contrariamente alle prime indicazioni dei sondaggi la percentuale dei votanti si fermò al 49,6%: per raggiungere il quorum mancarono, dunque, meno di 200mila votanti. Tra coloro che votarono, il 91,5% si schierò per il sì al quesito referendario e solo l8,5% per il no. La legge elettorale, pertanto, è restata invariata. Resta comunque in primissimo piano, nellagenda politica, il problema di una riforma elettorale capace di creare condizioni di effettiva stabilità e maggiore coesione degli schieramenti politici, anche per le nuove iniziative promosse da alcune forze politiche. È anche allesame del Parlamento il progetto di riforma per lelezione diretta del Capo dello Stato; liter del provvedimento è, però, rallentato dalle notevoli differenze di opinione che permangono tra i partiti. Nel frattempo, scaduto il mandato del Presidente Oscar Luigi Scalfaro, i grandi elettori, nel maggio 1999, hanno eletto il decimo Presidente della Repubblica italiana. In virtù della convergenza dei voti del Centrosinistra e del Polo, è risultato eletto al primo scrutinio, con larghissima maggioranza, Carlo Azeglio Ciampi.
Nel novembre 1999 il Parlamento ha deliberato due importanti provvedimenti. Il primo prevede lelezione diretta dei Presidenti di Regione e contiene anche una norma "anti-ribaltone": in caso di dimissioni del Presidente o dellapprovazione di una mozione di sfiducia nei suoi confronti il consiglio regionale verrà sciolto e saranno indette nuove elezioni. Non meno carico di effetti è anche il progetto di legge di riforma costituzionale sul cosiddetto "giusto processo". Esso introduce infatti nella Costituzione Italiana una serie di ulteriori garanzie a favore degli imputati di un reato. Sarà ad esempio possibile per gli accusati di un reato controinterrogare davanti al giudice chi ha reso dichiarazioni nei loro confronti, viene concesso più tempo alla difesa per studiare i documenti dellinchiesta, agli accusati viene garantita la facoltà di convocare e interrogare testimoni a loro difesa nelle stesse condizioni dellaccusa.
Il 18 dicembre del 1999, dopo che alcune forze politiche che facevano parte della maggioranza avevano espresso riserve e critiche sulla condotta politica del governo, Massimo DAlema ha dato le dimissioni per dar poi vita (dopo soli quattro giorni: un record nella storia della repubblica italiana) ad un nuovo esecutivo, sempre da lui guidato. Le elezioni del 16 aprile 2000 (che si sono svolte nelle quindici regioni non a statuto speciale e che hanno favorito il riavvicinamento della Lega Nord al Polo della Libertà) hanno però decretato la sconfitta del centro-sinistra, costringendo DAlema a rassegnare definitivamente le dimissioni e bocciando, almeno provvisoriamente la revisione in senso strettamente maggioritario della legge elettorale.
Il nuovo governo è stato formato da Giuliano Amato, basandosi sulla collaborazione delle stesse forze politiche che avevano appoggiato i due governi DAlema. Questo governo ha sostanzialmente portato a compimento la legislatura per poi arrivare alle elezioni politiche, che si svolgeranno il 13 maggio 2001. In quelle elezioni si fronteggeranno da una parte le forze politiche attualmente al governo, che presenteranno come proprio candidato a premier Francesco Rutelli, già sindaco di Roma, dallaltra la Casa delle Libertà, che candida nuovamente alla guida del governo Silvio Berlusconi.
Formato 17x24 - 288 pagine - 10 euro
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