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[Immagine prodotto] DAL TERZO CAPITOLO

Ecco alcune pagine del terzo capitolo del volume, per motivi tecnici non sono comprese le illustrazioni.

Modulo 2

Uso del computer e gestione dei file (Windows)

 

Il problema più difficile che i programmatori hanno dovuto affrontare sin dagli inizi dell’era del computer, circa cinquant’anni fa, è stato quello di mettere in comunicazione la macchina con l’utente.

Il computer ha infatti un metodo molto diverso dall’uomo per immagazzinare, catalogare ed elaborare informazioni: utilizza il sistema matematico del calcolo binario, ciò significa che ogni informazione, di qualsiasi tipo, numerica, alfabetica, grafica, riposerà nelle sue memorie sotto forma di lunghe file di zeri e di uno.

Questo metodo per lui utilissimo, giacché gestisce il fluire delle informazioni nelle memorie e nei circuiti alla velocità della luce (quasi 300.000 chilometri al secondo), è per noi umani un linguaggio incomprensibile, abituati come siamo a scambiare informazioni tramite suoni, immagini e segni grafici.

Bisognava trovare un interprete, un comune terreno dove poter dialogare con un linguaggio comprensibile ad entrambi: questa, in sintesi, è la storia dei linguaggi di programmazione.

All’inizio, i programmatori fornivano le istruzioni al computer digitando loro stessi le lunghe file di zeri ed uno che la macchina era in grado di comprendere; a parte il tempo che richiedevano questi «dialoghi» capirete bene che riguardavano solo ristrette cerchie di persone.

Il primo passo fu quello di creare delle interfacce; si doveva cioè far capire al computer (ed all’utente) che un certo numero binario, ad esempio il 65, poteva corrispondere ad un segno grafico che aveva questa forma: A.

Ora, una A per il computer è un segno grafico che non significa niente, come per lui non significa niente una p (pi greca) od un cuoricino ©; sono segni grafici o simboli riconoscibili solo dall’uomo (e non da tutto il genere umano, in quanto dipendenti da differenti culture).

Una volta stabilito quel primo «ponte» (che prese il nome di codice ASCII) il secondo passo fu la parola; ampliando questa convenzione comune ad entrambi, uomo e macchina, si arrivò a stabilire che il comando «Print», seguito da una A, significava per il computer dover scrivere sul monitor una A, e per l’uomo doversi attenere rigidamente a quella codifica: erano nati una sintassi ed un linguaggio, il BASIC (si pronuncia bèsic).

Nacquero così molti linguaggi di programmazione, sistemi per comunicare fra l’uomo e la macchina, sempre più evoluti e complessi: Cobol, Pascal, C, C+ ed altri ancora; tutti questi linguaggi erano (e sono) usati dagli addetti ai lavori, i programmatori appunto, ma per i comuni utilizzatori cosa si poteva inventare?

La grande novità fu la nascita del sistema MS-DOS (si pronuncia come si legge), di casa Microsoft (si pronuncia Màicrosoft), dove alcuni concetti erano completamente rivoluzionati; non più linguaggi di programmazione ma un sistema che, tramite appropriati comandi, gestiva per l’utente una serie di programmi già pronti, vale a dire scritti in un linguaggio di programmazione dai programmatori stessi, facendoli interagire fra loro.

A ben pensarci si trattò di una vera e propria rivoluzione, paragonabile a quella che subì il mondo dell’automobile quando, agli albori di quell’epoca, per essere automobilisti bisognava anche essere meccanici, chimici ed elettrotecnici: dopo pochi anni era sufficiente conseguire la patente di guida, giacché la manutenzione del mezzo veniva svolta ormai nelle autofficine.

Nel sistema MS-DOS (ed anche in Windows) questi programmi prendono il nome di file ed il sistema li mette in comunicazione fra loro per ottenere svariati risultati: copiare informazioni da un computer ad un dischetto floppy, far partire un programma di videoscrittura, un foglio di calcolo.

Dei vecchi linguaggi di programmazione però il sistema MS-DOS manteneva una particolarità: se non proprio di sintassi si può parlare, giacché non era un vero e proprio linguaggio, il sistema dei comandi da dare al computer attraverso la tastiera era complesso, macchinoso e difficile da ricordare, soprattutto se non lo si usava frequentemente.

Per ovviare a queste difficoltà si pensò di passare da un sistema di comandi scritti ad una rappresentazione grafica dei comandi stessi: nacque così il sistema Windows (si pronuncia come si legge e significa «finestre») e, a fianco della tastiera, apparve un aggeggio dalla forma strana, al quale non si trovò di meglio che chiamarlo mouse (si pronuncia màus e significa «topo»).

I primi sistemi Windows d’ampia diffusione presero il nome di 3.0, 3.1 e 3.11 (oggi quei tre sistemi, in pratica scomparsi, vengono accomunati in un’unica definizione, 3.x): consentivano di lavorare al computer con maggior velocità e, soprattutto, grazie alle icone (le rappresentazioni grafiche che vediamo sullo schermo e che identificano i diversi tipi di file), offrivano all’utente un approccio meno difficile.

Ma come funziona il sistema?

Per capire a grandi linee come funziona il sistema Windows, dobbiamo comprendere che tutto ciò che vediamo sul monitor non è altro che la proiezione su schermo di una serie d’informazioni che risiedono in una determinata porzione di memoria del computer.

Possiamo pensare allo schermo come ad un foglio di carta millimetrata, dove i quadretti sono piccolissimi e prendono il nome di pixel; ad ogni pixel dello schermo corrisponde una unità della memoria interna del computer (un byte) dove risiede un’informazione: secondo il tipo d’informazione contenuta in memoria il pixel apparirà in modo diverso sullo schermo, bianco, nero, grigio, colorato, a toni chiari, scuri, ecc.

Pixel per pixel si formerà così un mosaico, un mosaico dai tasselli così piccoli da essere percepito dall’occhio umano come un’immagine: un principio molto simile a quello di un normale televisore.

La differenza rispetto al normale televisore sta in quella freccia bianca, detta puntatore, che possiamo muovere col mouse: in realtà, parallelamente al suo moto sullo schermo, quella freccia si muoverà all’interno di una parte di memoria del computer e, alla pressione di uno dei pulsanti, attiverà questo o quel byte o gruppo di byte.

Quello che accade alla pressione del pulsante del mouse all’interno delle memorie è piuttosto complesso ed esula dalla trattazione di questo testo: possiamo immaginare che ad ogni pressione, in punti diversi, corrisponda una differente linea elettrica, che invia un segnale ad altri settori della memoria.

Così possiamo, con un semplice clic del mouse, aprire un programma di videoscrittura, giocare a carte, sentire della musica; il funzionamento di un simile sistema ci potrà apparire un po’ complesso e macchinoso ma non dobbiamo mai scordare un particolare: tutto avviene alla velocità della luce.

Per inviare questi comandi al computer abbiamo diverse possibilità; premendo su Start (o Avvio per chi usa Windows '95) vediamo apparire una serie di comandi (Chiudi sessione, Disconnetti, Esegui, Guida in linea, Trova, Impostazioni, Dati recenti, ecc): queste semplici parole, che corrispondono ad azioni diverse, prendono il nome di menu, più precisamente di menu a tendina, giacché nel loro aprirsi e richiudersi ricordano l’alzarsi o l’abbassarsi di una tendina, o di una tapparella.

Spesso un comando, se premuto col mouse, aprirà un nuovo menu (o sottomenu) dove ci saranno presentate altre possibilità di scelta: se ricordiamo quanto spiegato poc’anzi riguardo alla memoria, possiamo immaginare questo aprire menu e sottomenu come «muoversi» all’interno della memoria per cercare un interruttore che, una volta premuto, accenderà la luce ovvero, nel nostro caso, farà partire un programma od altro.

Un altro metodo per giungere ad attivare questi «interruttori» è quello di premerli direttamente, senza dover seguire dei percorsi prestabiliti; è il caso delle icone che vediamo sullo schermo (che chiameremo d’ora in avanti desktop (si pronuncia com’è scritto e significa «scrivania») e che non sono altro che la rappresentazione grafica degli «interruttori» della memoria.

Per attivarli, dovremo premere velocemente due volte col tasto sinistro del mouse, giacché una sola pressione seleziona l’oggetto, lo porta cioè alla nostra attenzione, per assegnargli eventualmente compiti diversi o per spostarlo, operazione molto semplice giacché basta, tenendo premuto il tasto sinistro del mouse, portarlo alla nuova posizione.

Il doppio clic invece lo fa scattare, è il comando che lo mette «al lavoro»; il tipo di lavoro che svolgerà sarà quello che gli è stato assegnato, dal sistema o dall’utente.

All’inizio si potrà incontrare qualche difficoltà a dare il doppio clic in quanto fra il primo ed il secondo non deve trascorrere più di un secondo; in genere questo tempo (nelle impostazioni predefinite del computer) è di circa mezzo secondo ma è possibile variarlo, premendo su Start (o Avvio per chi usa Windows '95), quindi su Impostazioni ed infine Pannello di controllo. Nel Pannello di controllo (vera «centrale operativa» del computer) troviamo un’infinità di scelte per la personalizzazione del funzionamento del computer, personalizzazione che comporta variare le impostazioni proposte dal sistema e chiamate appunto predefinite, o di default (si pronuncia defòlt).

Se premeremo due volte velocemente sull’icona del mouse, si aprirà la rispettiva finestra (vedi fig. 2.1) dove potremo aumentare il tempo fra un clic e l’altro spostando il cursore verso sinistra, o diminuirlo spostandolo verso destra.

A fianco, c’è una simpatica macchinetta con una manovella girevole, l’Area di prova, dove potremo verificare se i tempi impostati sono consoni alle nostre esigenza: se il doppio clic sarà stato sufficientemente veloce, uscirà od entrerà il pupazzo dalla scatola.

C’è anche un altro metodo per dare questi comandi di «partenza»: se il doppio clic vi è ostico, potrete sempre premere sull’icona con il tasto destro del mouse e, dal menu a tendina che si aprirà, scegliere Apri cliccando col tasto sinistro.

Un altro metodo per aprire le applicazioni è quello delle barre dei pulsanti che possiamo inserire sul desktop; tipica è quella di Office, dove sono riuniti una serie di pulsanti, ognuno con l’icona corrispondente ad un certo programma: sono il metodo più semplice per aprire i programmi più comuni e, appena ci si abitua a riconoscere quelle icone, si userà solo quel metodo, giacché ha il grande pregio di far partire i programmi con un solo, semplice clic del mouse dato col pulsante sinistro.

Dopo queste prime, generiche informazioni su Windows, possiamo iniziare a addestrarci seguendo attentamente le istruzioni indicate dal Syllabus e leggendo gli approfondimenti e le note esplicative finali.

 

Capitolo 1 - Per iniziare

 

2.1.1 Primi passi col computer

 

Avviare il computer

Per prima cosa dovremo sederci di fronte al monitor e trovare una posizione comoda, quindi cercare dov’è il computer stesso. Non è una battuta: spesso, per risparmiare spazio sul piano di lavoro, il computer è appoggiato sul pavimento o su una bassa piattaforma; in altri casi è invece sulla scrivania: i computer moderni generalmente hanno una struttura verticale (tower) mentre quelli un po’ più vecchi hanno struttura orizzontale.

Nella parte anteriore troveremo un pulsante del diametro di 3-4 centimetri, identificabile in genere per il diverso colore e per la scritta Power accanto.

Premuto il pulsante, si illuminerà una piccola spia colorata (LED): essa indica che l’hard disk ha iniziato a ruotare (potremo sentire anche un debole ronzio intermittente, da non confondere con quello continuo della ventola di raffreddamento) e che l’unità centrale sta iniziando a leggere le informazioni contenute, ad elaborarle ed a presentarle sul monitor.

In questa fase non dovremo fare assolutamente nulla; potranno dapprima apparire scritte bianche in campo nero poi disegni, sfondi, suoni ed altro ancora: al termine apparirà un pulsante, generalmente all’angolo inferiore sinistro del monitor, con la scritta Start o Avvio (se usate Windows ‘95).

Contemporaneamente sarà apparso il cursore del mouse al centro dello schermo, dapprima assumerà l’aspetto di una clessidra, poi quello di una freccia bianca: potremo riconoscerlo meglio spostando leggermente il mouse senza premere però alcun pulsante.

Quando la freccetta del puntatore del mouse sarà stabile, vale a dire non cambierà aspetto in una clessidra od altro, vorrà dire che la fase di accensione del computer è terminata: potremo sincerarcene anche osservando che il debole ed asincrono ronzio è cessato e che la spia dell’hard disk si è spenta.

Da quel momento in poi, potremo iniziare ad usare il computer.

Se non è stata disabilitata la funzione, Windows propone all’apertura una finestra contenente alcune indicazioni ed esercitazioni su Windows stesso. È una finestra che appare quando Windows viene installato per la prima volta, oppure re-installato. Per chiudere la finestra basta cliccare sulla X posta in alto a destra di questa finestra, per disabilitare l’apparizione della finestra ad ogni partenza di Windows, basta rimuovere il segno di spunta posto accanto alla frase Mostra questa finestra al prossimo avvio di Windows cliccandoci sopra.

 

Spegnere correttamente il computer

Dopo aver chiuso tutte le applicazioni, i programmi e le finestre, vale a dire essere tornati nella stessa condizione dell’accensione (sfondo, icone sullo sfondo, tasto Start visibile) premeremo sul tasto Start e quindi, poco sopra nel menu che si aprirà su Chiudi sessione. Apparirà una finestra (vedi fig. 2.2) dove troveremo almeno tre possibilità: Arresta il sistema, Riavvia il sistema e Riavvia il sistema in modalità MS-DOS. Potrebbero essercene anche altre, quali Standby, Riavvia come altro utente, ma le tre sopra citate sono presenti in tutti i computer.

Per arrestare il sistema, sarà sufficiente verificare che sia selezionata la casella accanto ad Arresta il sistema (se non selezionata selezionarla) e premere su OK.

A questo punto il computer provvederà da solo al processo di spegnimento fino al comparire di una scritta: È ora possibile spegnere il computer. A quel punto, e solo a quel punto, potremo premere il pulsante d’accensione/spegnimento (Power) e rilasciarlo. I computer più moderni si spengono automaticamente senza bisogno di premere il pulsante d’accensione/spegnimento.

 

Riavviare il computer

Se il computer è spento la procedura di riavvio è la stessa spiegata al punto Avviare il computer.

Se invece il computer è già acceso, si dovrà iniziare la procedura di spegnimento, spiegata al punto precedente, fino alla comparsa della finestra con le opzioni Arresta il sistema, Riavvia il sistema e Riavvia il sistema in modalità MS-DOS (vedi fig. 2.2): a quel punto sceglieremo, invece di Arresta il sistema, Riavvia il sistema ed il computer provvederà da solo a riavviare Windows come da una normale accensione.

Questa procedura potrebbe sembrare assurda (perché riaccendere qualcosa che è già acceso?) ma ha una precisa funzione: in alcuni casi nei quali sono cambiate le impostazioni predefinite (o di default) del sistema, Windows deve «rimemorizzare» questi mutamenti, e per farlo deve per forza ripartire da zero.

In genere, quando questa necessità si verifica, è il computer stesso ad avvertirvi della necessità di riavviare il sistema.

Per ciò che riguarda il Riavvio in modalità MS-DOS, pur ricordando che non è assolutamente necessario conoscere tale modalità per il conseguimento della Patente Europea, vi rimandiamo al punto La modalità MS-DOS presente negli approfondimenti e note esplicative, al termine di questo capitolo.

Se una applicazione si blocca, vale a dire il computer non risponde più a nessun comando dato dalla tastiera o mediante il mouse, premete contemporaneamente i tre tasti Ctrl Alt Canc. A meno che il computer non abbia subito gravissimi danneggiamenti, apparirà un riquadro con un elenco di tutti i programmi che in quel momento stanno funzionando. In genere, uno di essi apparirà con, a fianco, l’indicazione (bloccato): quello è il programma o l’applicazione che in quel momento sta causando il problema. Evidenziate il programma bloccato con un clic del mouse e cliccate sul tasto Termina applicazione. Potrebbe essere necessario aspettare qualche decina di secondi perché il programma venga interrotto, oppure può apparire una seconda finestra dove viene specificata nuovamente l’applicazione bloccata e si chiede se chiuderla definitivamente: premeremo nuovamente su Termina applicazione. Quando il programma bloccato ha smesso di funzionare occorre verificare se il sistema funziona di nuovo perfettamente ed è possibile continuare lavoro, oppure se è necessario chiudere anche gli altri programmi e riavviare Windows: dopo eventi di questo tipo è consigliabile avviare Scandisk (vedi Approfondimenti e Note esplicative).

 

Verificare le caratteristiche di base del computer che si sta usando: sistema operativo, tipo di processore, RAM disponibile, ecc.

Per verificare le caratteristiche di base del computer che stiamo usando, oltre a numerose informazioni sull’hardware e sul software installato, dovremo premere il tasto Start (o Avvio per chi usa Windows '95) e, dal menu a tendina che si aprirà dovremo premere su Impostazioni.

A lato, si aprirà un nuovo menu a tendina (vedi fig. 2.3), dal quale sceglieremo Pannello di controllo; il Pannello di controllo è una finestra dove sono raggruppate una serie d’icone che rappresentano a loro volta settori sia hardware sia software del computer. Nella finestra Pannello di controllo (vedi fig. 2.4), daremo un doppio, veloce clic sull’icona (o sulla scritta) Sistema: si aprirà l’omonima finestra, composta di più schede (vedi fig. 2.5).

Nella scheda Generale, che in genere troviamo all’apertura della finestra, sono elencati nella parte destra e dall’alto in basso una serie di dati: Sistema, Registrato a nome di e Computer.

Nella parte relativa al sistema troveremo il tipi di sistema operativo (Windows 98, Windows 95, ecc.) e, nella riga sotto, la versione del software stesso, giacché di ognuno di questi sistemi operativi sono state commercializzate diverse versioni.

Nella parte che riguarda la Registrazione troveremo i dati identificativi dell’utente che ha installato il sistema operativo (Cognome, nome, ecc.) e, sotto, il numero identificativo corrispondente al CD dal quale è stato installato il sistema.

Nella parte in basso, Computer, troveremo il tipo di processore installato (80486, Pentium I, II, III, IV, AMD ecc.) e la quantità di memoria RAM installata (...16,0; 32,0; 64,0;128,0...MB di RAM) vale a dire memoria utilizzabile per lavorare (da non confondere con la ROM, vale a dire quella dell’hard disk; di questo abbiamo parlato nel paragrafo Memoria veloce del primo modulo).

Le altre schede (vedi fig. 2.5): Gestione periferiche, Profili hardware e Prestazioni sono schede dalle quali è possibile trarre informazioni solo se si ha già una discreta conoscenza del computer; da Gestione Periferiche potremo, ad esempio, verificare lo «stato di salute» del nostro computer e delle periferiche a lui collegate, così come i relativi driver (significa «guidatore» e si pronuncia dràiver), file appositamente assegnati per la «guida» delle periferiche.

Nella sezione Prestazioni troveremo invece, insieme ad altri dati, un riquadro dove, qualora ci fossero problemi di configurazione e di collegamento fra le varie periferiche, una scritta ci avvertirà della presenza di questi problemi.

 

Verificare come è impostato il desktop ("la scrivania"): data e ora, livello dell'audio, opzioni dello schermo (sfondo, risoluzione, salvaschermo ecc.)

Nella parte inferiore destra della barra delle applicazioni, all’angolo inferiore destro del monitor, troviamo l’orologio che ci indica l’ora corrente: se l’orario non è esatto potremo, con un doppio clic, aprire la finestra Proprietà-Data e ora (vedi fig. 2.6), dove potremo aggiornare questi dati se sono errati.

Nella finestra troviamo, nella parte sinistra, le impostazioni per il mese e l’anno (due menu a tendina apribili con un clic sulla freccetta ai bordi), dove potremo selezionare un mese ed un anno diversi da quelli attivi.

Sempre a sinistra, più in basso, troviamo il riquadro per scegliere la data: basterà premere col mouse sulla data corrente.

Nella parte destra troviamo le impostazioni per l’ora; per modificarle, dovremo cliccare nel formato data numerico che compare sotto all’orologio a lancette. Per modificare l’ora, si dovrà compiere più volte l’operazione, una per le ore, una per i minuti ed una terza per i secondi.

Quando avremo cliccato su uno dei tre display, la freccette del mouse si trasformerà nel cursore verticale ( Ι ): a quel punto potremo cancellare col tasto Backspace (spesso rappresentato da una grossa freccia diretta a sinistra) e riscrivere i dati esatti usando i numeri in alto sulla tastiera od il tastierino numerico.

Al termine di tutte le operazioni per scegliere data ed ora, si dovrà premere su OK.

A fianco dell’orologio troviamo l’altoparlante [vedi icona 1]: se lo premeremo una sola volta si aprirà un piccolo slide simile a quello dei mixer (vedi fig. 2.7); trascinando il livello in alto aumenteremo il volume dei suoni, in basso diminuiranno.

Se invece clicchiamo due volte, velocemente sull’altoparlante, si aprirà la finestra Controllo del volume, dove troveremo alcune possibilità per modificare i volumi simili a quelle di un impianto Hi-Fi (vedi fig. 2.8).

Per prendere visione ed eventualmente modificare le impostazione dello schermo dovremo premere su Start (o Avvio per chi usa Windows '95), quindi su Impostazioni ed infine su Pannello di controllo.

Nel Pannello di controllo dovremo aprire con un doppio clic la finestra Schermo [vedi icona 2] che è composta di varie schede (vedi fig. 2.9): Sfondo, Screen saver, Aspetto, Effetti, Web, Impostazioni.

Nella scheda Sfondo potremo scegliere, scorrendo il menu a tendina, uno sfondo per il desktop, così come nella sezione Screen saver potremo scegliere il tipo di salvaschermo che più ci piace.

Lo Screen saver (si pronuncia scriìn séiver e significa «difensore del monitor») è un programma che entra in funzione quando lasciate acceso il computer per un determinato periodo (che siete voi a decidere: da un minuto ad un’ora) senza premere nessun tasto o muovere il mouse. Passato il tempo fissato, lo screen saver fa apparire sullo schermo delle immagini in movimento oppure uno schermo totalmente nero.

Il principio dello screen saver è infatti questo: se sullo schermo del monitor compaiono per troppo tempo immagini fisse, il monitor si danneggia, per questa ragione meglio far apparire immagini in movimento o uno schermo nero.

In basso, nella stessa scheda, premendo su Impostazioni, apriremo la finestra per il Risparmio energetico (vedi fig. 2.10); a parte qualsiasi personale considerazione di tipo ecologico, ricordiamo che sia lo Screen saver sia il Risparmio energetico sono «l’elisir di lunga vita» per il vostro monitor.

Le impostazioni predefinite per il Risparmio energetico sono di dieci minuti per entrare in azione e di un’ora per mantenere attivo l’hard disk: sono impostazioni coerenti per un uso comune del computer, e non ci pare il caso di variarle.

Ricordiamo, in entrambi i casi, che queste utilità entrano in azione solo se il computer non riceve alcun comando, né dalla tastiera né dal mouse, e che basta un semplice tocco del mouse per tornare alla modalità normale.

Nella scheda Aspetto (vedi fig. 2.11) troviamo una serie di opzioni per i colori da assegnare agli sfondi ed ai contorni delle finestre (se non ci piacciono quelle predefinite); nei riquadri Combinazione troveremo molte combinazioni di colori ed intensità degli stessi, mentre nel riquadro Parte dello schermo sceglieremo a quali parti dello schermo assegnare le combinazioni; come forse avrete compreso si tratta di una gamma quasi infinita di possibilità.

La scheda Effetti consente di cambiare l’aspetto delle icone e di scegliere fra una serie di opzioni che riguardano effetti visivi quali animazioni, grafica, ecc. mentre la scheda Web ci consente di visualizzare il contenuto delle finestre come se si trattasse di pagine Web, vale a dire come sono presentati i documenti su Internet.

La scheda Impostazioni (vedi fig. 2.12) è forse la più importante, giacché ci consente di scegliere il numero di colori che il computer userà. Nella scheda troviamo a sinistra il menu a tendina Colori: aprendolo possiamo scegliere in genere fra tre possibilità: 256, 65.536 e 16,8 milioni di colori. A destra invece troviamo il riquadro Area dello schermo con un comando a slide: spostandolo a destra aumentiamo l’area dello schermo, verso sinistra diminuisce.

Le impostazioni più comuni, per i computer delle ultime generazioni, sono 16,8 milioni di colori ed un’area di 800x600: se non ci sono particolari esigenze il nostro consiglio è di non variarle.

L’esigenza di variarle potrebbe nascere se si usano giochi od animazioni (in genere un po’ vecchi) dove siano espressamente richieste le impostazioni a 256 colori ed un’area di 640x480 o se si dispone di monitor di dimensioni dai 17 pollici in su che permettono l’utilizzo di risoluzioni più elevate (1024x768 o 1152x864). In questo caso si dovrà variarle e, per renderle effettive, Windows richiede a volte il riavvio del computer. In tal caso, dovremo solamente seguire le istruzioni che Windows stesso indicherà chiaramente: ad ogni passaggio da un’impostazione ad un’altra (da minima a massima o viceversa) sarà sempre necessario il riavvio del computer, a meno che non decidiate altrimenti.

Per rendere effettivi i cambiamenti della finestra Schermo, è necessario premere OK.

 

Formattare un dischetto

La formattazione di un dischetto è un processo mediante il quale prepariamo il dischetto a ricevere informazioni suddividendolo in un certo numero di tracce. In genere, i dischetti sono venduti già formattati; è comunque necessario formattarli nuovamente, almeno con la formattazione veloce, se dopo averli usati intendiamo cancellare in maniera corretta tutti i dati precedentemente registrati.

Per formattare un dischetto, per prima cosa dovremo inserire il dischetto da formattare nell’apposito alloggiamento, una fessura nella parte anteriore del computer con un tasto per l’estrazione dei dischetti ed un indicatore luminoso (LED) che ci indica se la periferica è in funzione.

Premeremo con un doppio clic su Risorse del computer e, apparsa la finestra corrispondente (vedi fig. 2.13), premere una volta sola sull’icona [vedi icona 3] del drive da 3,5 pollici (A:) con il tasto destro del mouse: apparirà un menu a tendina dal quale sceglieremo Formatta, premendo su di esso col tasto sinistro del mouse.

Comparirà, a questo punto, la finestra Formattazione - Floppy da 3,5 pollici (A:) (vedi fig. 2.14) dove troveremo, scendendo dall’alto, il menu a tendina per scegliere la capacità del dischetto (che lasceremo sempre su 1,44 Mbyte, in quanto gli altri formati si riferiscono a dischetti ormai non più in uso); scendendo troveremo tre caselle, attivabili con un clic del mouse, corrispondenti a tre opzioni diverse: Formattazione rapida, Completa e Rendi solo avviabile (oppure Copia solo i file di sistema).

La prima opzione corrisponde ad una formattazione molto veloce, nella quale il computer controlla solo le tracce del dischetto e se ci sono settori danneggiati.

Se si sceglie la seconda, Completa, il computer provvederà ad incidere le tracce sul dischetto ed a suddividerlo nei settori (cluster) nei quali saranno immesse le informazioni come se il dischetto fosse vergine: è l’opzione da scegliere in caso di dischetti usurati o nel caso dobbiamo registrare sul dischetto lavori molto importanti, come ad esempio il back-up di settori della memoria o dell’intero hard disk; è un’operazione che richiede un paio di minuti, a fronte dei dieci secondi circa della formattazione veloce.

La terza opzione, Rendi solo avviabile (oppure Copia solo i file di sistema), ci consente di formattare il dischetto e di copiare, in modo automatico, alcuni file molto importanti quali Command.com, Io.sys ed a volte altri, che rendono possibile far partire un embrione di sistema operativo qualora si verificassero gravi danni hardware o software.

In fondo, troviamo altre tre opzioni, tutte attivabili con un clic del mouse sulla relativa casella: Nessuna etichetta, Rapporto dettagliato dei risultati (o Visualizza rapporto dettagliato) e Rendi il disco avviabile (oppure Copia solo i file di sistema).

La prima opzione, Nessuna etichetta, significa scegliere se dare o no un nome, un titolo al nostro dischetto; l’eventuale titolo non può superare gli undici caratteri, spazi inclusi.

La seconda, Rapporto dettagliato dei risultati (o Visualizza rapporto dettagliato), è importante: al termine della formattazione (completa o veloce) il sistema ci presenterà una finestra con i risultati del suo lavoro; fra tutti i dati uno è importante e da verificare sempre: se ci sono e quanti sono i settori danneggiati del dischetto.

Il dischetto floppy è un oggetto di basso costo: qualora dovessimo affidargli lavori di una certa importanza converrà farlo solo su dischetti privi di settori danneggiati; si rischia, altrimenti, di vanificare ore di lavoro per un controvalore di poche decine di centesimi, giacché se il dischetto è già parzialmente danneggiato, non scriverà nei settori rovinati ma la zona danneggiata potrebbe espandersi, a nostra insaputa, nelle aree dove abbiamo memorizzato i dati: il gioco non vale la candela.

La terza opzione, Rendi il disco avviabile (oppure Copia solo i file di sistema), copia i file di sistema sul dischetto per creare un disco di soccorso.

La procedura di formattazione di un dischetto, qualunque sia l’opzione scelta è la stessa: immesso il dischetto nel suo alloggiamento ed operato le scelte, premere su Avvio; il computer provvederà da solo a formattare il dischetto, e potremo controllare il procedere della stessa mediante un indicatore d’avanzamento (vedi fig. 2.15).

Al termine, dopo la scomparsa dell’indicatore d’avanzamento ed aver premuto su OK nella finestra del Rapporto dettagliato dei risultati (o Visualizza rapporto dettagliato), se attivata, potremo premere il pulsante di estrazione del dischetto, accanto alla feritoia, ma non prima che la spia che segnala l’attività della periferica si spenga, altrimenti arriverà un messaggio d’errore e saremo costretti a reinserire il dischetto nell’alloggiamento floppy, oltre ai possibili danni che si possono causare al lettore floppy.

 

Uso delle funzioni di help

Per attivare la guida di Windows, dovremo premere su Start (o Avvio per chi usa Windows '95), e dal menu a tendina scegliere Guida in linea: apparirà la finestra della guida (vedi fig. 2.16), dove potremo scegliere fra tre schede, che corrispondono a tre differenti approcci alla guida stessa.

Nel Sommario, troveremo elencati a grandi linee gli argomenti delle guida stessa: con un doppio clic su un argomento, nella parte sinistra, potremo osservare tutti i punti che compongono l’argomento stesso.

Nella scheda Indice, invece, apparirà l’elenco alfabetico delle voci di glossario presenti nella guida: potremo scorrere le voci grazie alle barre di scorrimento oppure scrivere nella casella in alto l’argomento che cerchiamo, ed osservare se ci sono argomenti che soddisfano le nostre richieste.

Nella terza scheda, Cerca, potremo fare una ricerca libera, digitando una parola chiave e premendo su Elenca argomenti; la guida visualizzerà gli argomenti contenenti la parola cercata ed a noi basterà scegliere quello che ci sembra più utile e premere Visualizza: nel riquadro a destra comparirà l’argomento.

Qui potremo navigare in modo ipertestuale (un po’ come su Internet) e trovare collegamenti con altri argomenti attinenti; come su internet, potremo tornare all’argomento precedente premendo sul pulsante [vedi icona 4] in alto a sinistra.

È possibile anche stampare gli argomenti della guida che state leggendo in quel momento: per fare questo cliccate prima su Opzioni e poi su Stampa argomento.

Ovviamente la guida di Windows contiene informazioni su questo sistema operativo: per domande su specifici programmi (ad esempio Word o Excel) dovrete consultare le guide in linea di quei programmi.

Un altro valido strumento di aiuto è costituito dal punto interrogativo presente nell’angolo superiore destro di alcune finestre. Se un elemento presente sul desktop non vi è chiaro cliccate sul pulsante; la freccia del puntatore del mouse viene affiancata da un punto interrogativo. A questo punto cliccate sull’elemento che vi interessa e molto probabilmente riceverete una spiegazione o un suggerimento.

Formato 19x27 - 432 pagine - 20 euro

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