(Dal capitolo 3. Il signore di Portici)
Quasi sempre l'uomo si faceva
trovare al solito posto, come in attesa; la ragazza gli passava davanti, lo salutava
timidamente e si appoggiava al suo pilastrino; ogni tanto i loro sguardi s'incrociavano e
si sorridevano. Dopo dieci-quindici minuti, al richiamo del padre, Emma salutava con la
mano e correva al carro.
Si era ormai abituata a quegli incontri e aspettava quasi con ansia la domenica; ora aveva
un motivo in più per essere contenta del viaggio al Granatiello: al fascino del mare si
era aggiunto un fascino più misterioso e più incontenibile, che le procurava una
delusione profonda, quasi dolorosa, quando il suo eroe o angelo custode non si faceva
trovare appoggiato allo stipite del grande portone della Capitaneria.
Aveva tenuto nascosta a tutti la presenza nella sua vita di quel misterioso signore di
Portici. Temeva che la sua confessione potesse porre fine a quella avventura, che aveva
per lei tutte le caratteristiche di una favola bellissima, di cui si sentiva la
protagonista principale. Era, per questo motivo, decisa a tenersi ben stretto quel
segreto, almeno fino a quando ci fosse riuscita e non ci fossero state novità tali da
costringerla a rivelarlo.
Una domenica infatti, una novità ci fu, una novità che, se non le creò forti
apprensioni certamente la turbò molto.
Il signore di Portici, facendole un cenno. si avvicinò al carro; la ragazza lasciò il
pilastrino e con il cuore che le batteva forte. riuscendo a stento a vincere il suo
imbarazzo, tutta rossa in viso, chiese:
- Vuole comprare delle ulive?
L'uomo sorridendo rispose:
- Veramente, vorrei comprare te... ma penso che tu non sia in vendita, vero?
(continua
)
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