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IDENTITÀ ed EREDITÀ DIGITALE

 20,00

AUTORI

  Fabrizio Salmi  –  Renato S. Marafioti   –  Alessandra Ciccaglione

Prefazione a cura del cav. Antonio Marziale
Sociologo, giornalista e presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori

COD: 200 Categorie: , , Tag: , , Product ID: 22260

Descrizione

Ciascuno di noi nell’arco della propria vita acquista ed accumula una ricchezza immateriale, intangibile e “virtuale” costituita da quel complesso di beni che appartengono al web. Alcuni di essi presentano valore economico, altri no. Poco importa. Tutto ciò che costruiamo, creiamo o di cui ci appropriamo rappresenta per noi una sorta di patrimonio “digitale” che non può non essere oggetto di custodia e regolamentazione.

L’importanza dei social, o meglio dell’essere social, sempre più rilevante per la costruzione della nostra personalità e per l’affermazione della stessa all’interno della società non solo virtuale ma anche reale costituisce, ad oggi, una virtù, un progresso, ma anche uno dei maggiori rischi. Tra questi, non soltanto il rischio di incorrere in spiacevoli furti d’identità o truffe online, ma soprattutto il più grande rischio di perdere noi stessi. Questo è quanto affermava anni fa anche Luigi Pirandello quando scriveva che “c’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando resti da solo, non rimane più niente”.

Queste e altre tematiche vengono affrontate dagli autori in un libro che,  pur analizzando sentenze e aspetti informatici, si rivolge a tutti con l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza nell’utilizzo del “mondo digitale”.

Prefazione

La letteratura scientifica contemporanea abbonda di articoli, saggi e libri dedicati alla comunicazione digitale, mancava però – a mio parere – una stesura così circostanziata e soprattutto intelligibile, alla portata di esperti e meno esperti.

Uno dei miei tre percorsi di laurea conseguiti è in Scienze della Comunicazione, pertanto ho ritrovato temi e termini a me consueti, arricchiti dalla trattazione di neo fenomenologie che attanagliano la quotidianità di ciascuno perché ritenute, a torto, meramente virtuali. Eppure Marshall McLuhan, negli anni ’70, ci ha informati che i media sono estensioni del corpo umano e dei sensi, oggi più di allora mi permetto di aggiungere.

Prefare un libro significa corredarlo di una pre-narrazione capace di cogliere lo spirito degli autori, che hanno perfettamente centrato l’essenza degli scenari della comunicazione, mutanti con straordinaria rapidità in funzione delle innovazioni tecnologiche, rendendosi interpreti genuini di aspetti digitali, giuridico-legali, informatici e specialmente sociali.

Quali sono i rischi che corriamo quando apriamo un profilo social? Cosa provoca chiunque attivi un profilo fasullo rubandoci l’identità reale? Possiamo stare tranquilli quando facciamo operazioni finanziarie online? Ed in termini più generali, siamo “sicuri” della segretezza del nostro agire?

L’informazione del nostro tempo è infarcita di cronaca nera generata da episodi come il revenge porn (pornovendetta) innescata da ex fidanzati ed ex mariti desiderosi di mettere alla gogna le loro compagne all’epilogo di un rapporto, linkando immagini o video intimi ad amici e parenti al fine di accrescere il discredito sociale della vittima. La Polizia delle Comunicazioni parla di picchi preoccupanti del fenomeno, da considerarsi criminale a tutti gli effetti, tant’è vero che le indagini a fine anno 2020 erano ben 1083 e il dato è da considerarsi obbligatoriamente per difetto.

Soffermandoci alle suddette domande, che costituiscono parte del trattato, il timore che la tecnologia possa sfuggirci di mano è divenuto consapevolezza ed è sempre in agguato con radici molto profonde: basti pensare al mito di Frankenstein, che inoculò presso l’opinione pubblica paure nei confronti del nucleare, della chimica e della manipolazione genetica. La portata della paura nei confronti della tecnologia è addirittura più incontenibile.

Come al cospetto di ogni innovazione, mai avremmo immaginato che un tale potenziamento delle capacità umane, potesse trascinarsi dietro aspetti fortemente problematici. La Rete ci aiuta a perseguire risultati immediati e osservabili, a

velocizzare le nostre capacità di calcolo, ad accedere a sterminate quantità di informazioni, ma si registrano effetti collaterali che rischiano di vanificare i benefici conseguiti, negli adulti come nei soggetti in età evolutiva, ai quali gli autori hanno prestato la giusta attenzione, che molto ho apprezzato essendo stato componente delle commissioni ministeriali preposte a redigere i Codici “Tv e Minori” ed “Internet e Minori” vigenti.

Smartphone, tablet e computer offrono opportunità di divagazione ai nostri adolescenti e potenzialmente anche di apprendimento e di educazione, benchè questi dispositivi possono al contempo nascondere molte insidie e tanti pericoli se utilizzati da minorenni. È bene, dunque, che gli adulti di riferimento siano informati e riflettano su quali accortezze è possibile mettere in campo per garantire un uso consapevole e soprattutto sicuro da parte dei più piccoli.

La tecnologia ci ha affascinati con la sua bellezza, ma ci ha trasformati in soldatini obbedienti alle istruzioni per l’uso e perennemente tracciati. Vi sarà certamente capitato di ricercare su Internet un libro: ebbene, appena si apre la pagina del proprio profilo social o di un qualsiasi sito, appaiono come d’incanto pubblicità di librerie e case editrici. Così come vi sarà certamente capitato di accedere sulla vostra bacheca social e ricevere immediatamente un messaggio: “Come va? Che fai?”. Ebbene, ciò è contaminazione del proprio spazio personale, invasione della propria privacy. Ci si sente derubati, defraudati, inseguiti.

Tutti siamo alla ricerca di sicurezza informatica, ma sono pochi coloro i quali si rendono conto che l’unico modo per ottenerla è sviluppare una riflessione critica sulla tecnologia e sui suoi effetti nella vita di tutti i giorni.

Abbiamo bisogno di riconquistare i nostri spazi privati, entro i quali esercitare le scelte per tornare a sperimentare una libertà che non sia subita, direzionata da cookie ed algoritmi, consapevoli che Fine modulodalla fase attuale di sviluppo tecnologico non si torna indietro e per questo dobbiamo riappropriarci del presente e del futuro. Ma, come fare? Attraverso la conoscenza, la riflessione e la corretta informazione.

E guardando al futuro, che ne sarà del nostro patrimonio online e chi sarà l’erede delle nostre idee, dei contenuti da noi immessi in Rete? Anche questo è un tema magistralmente sviluppato dagli autori.

Considero un privilegio l’invito a redigere la prefazione di questo libro, perché è stato per me motivo di aggiornamento professionale ed arricchimento personale, che non esito a collocare tra le letture sociologiche contemporanee più interessanti.

 Antonio Marziale
Sociologo, giornalista e presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori

Introduzione

L’idea di scrivere questo testo è nata da una banale domanda posta nel contesto di una ordinaria conversazione: cosa accadrebbe all’eredità accumulata da Chiara Ferragni al momento della sua morte? La domanda appare del tutto lecita. Soprattutto se si considera che la blogger, o come lei stessa si definisce “imprenditrice digitale”, rappresenta uno degli esempi estremi della questione.

In realtà, a ben vedere, ciascuno di noi, ogni persona nell’arco della propria vita acquista ed accumula una ricchezza immateriale, intangibile e “virtuale” costituita da quel complesso di beni in senso lato e relativo che appartengono al web. Alcuni di essi presentano valore economico, altri no. Poco importa. Tutto ciò che costruiamo, creiamo o di cui ci appropriamo rappresenta per noi una sorta di patrimonio “digitale” che non può non essere oggetto di custodia e regolamentazione.

La domanda si è fatta più concreta nel momento in cui ci si è dedicati a fornirvi una risposta. Ed anche in tale contesto la soluzione non è stata delle più semplici e fruibili.

Uno dei primi casi di regolamentazione post mortem dei diritti connessi all’identità digitale appartiene, infatti, alla Germania, dove, con sentenza del 12 luglio 2018, la Corte di Cassazione Federale di Karlsruhe ha stabilito che i genitori di una teenager, morta nel 2012, avevano il diritto di accedere al suo profilo Facebook e ai suoi messaggi privati, nonostante l’opposizione del social network, il quale aveva dichiarato di voler tutelare la privacy della ragazza e quella dei suoi contatti. Per la prima volta, la giurisprudenza tedesca statuiva che, come lettere, libri e diari, anche il profilo Facebook poteva essere ereditato, con la precisazione che “il verdetto di oggi deve riguardare anche gli account su altri social media e non solo Facebook e Instagram. Quindi è una sentenza della più ampia applicazione”.

La decisione della Suprema corte tedesca segna quindi un importante precedente per la Germania, dove la normativa sulla privacy è particolarmente severa sulla scorta del passato totalitario del Paese.

Il legislatore italiano, soltanto con il nuovo Codice della Privacy – come si dirà in seguito – ha deciso di disciplinare (benché sommariamente) la materia dei diritti riguardanti le persone decedute attraverso l’introduzione dell’art. 2terdecies.

Essendo l’argomento vasto ed in sviluppo continuo, la materia è risultata oggetto di numerosi studi, soprattutto alla stregua dei vari Consigli notarili e degli Ordini degli Avvocati, i quali, nei rispettivi ambiti di competenza, hanno cercato di fornire, nel silenzio del legislatore, soluzioni innovative alle questioni inerenti alle ipotesi di successione digitale sempre più attuali.

Vale la pena, da ultimo, menzionare un recente ed importantissimo intervento giurisprudenziale avvenuto da parte del Tribunale Ordinario di Milano, che, per la prima volta in Italia e sulla scia del modello tedesco, ha riconosciuto ai genitori di un giovane ragazzo defunto il diritto ad avere accesso ai contenuti del proprio smartphone Apple, condannando la nota società americana a rilasciare le password necessarie ad accedere alla memoria Cloud.

Prima di affrontare la materia relativa alla trasmissione post mortem dei diritti connessi all’identità digitale si è preferito affrontare il tema stesso dell’identità digitale e, segnatamente, dei suoi profili legati ai crimini informatici ed alle conseguenze rilevanti dal punto di vista del diritto penale che potrebbero scaturire da un uso distorto del web. Profili, questi ultimi, di non scarso interesse soprattutto se si considera che l’identità “digitale” (ed i diritti ad essa connessi) nasce, cresce e matura nel World Wide Web, luogo virtuale in cui vengono in concreto realizzati i reati, quali, ad esempio, i furti e le truffe di identità digitale a scopo di profitto, da contrastare, così come nella vita reale. Non bisogna sottovalutare, infatti, che quello di Internet è si un mondo virtuale, ma anche un mondo che si caratterizza per la presenza di pericoli reali, sebbene le azioni vengano percepite come impersonali e non arrecanti danni a sé o agli altri.

L’importanza dei social, o meglio dell’essere social, sempre più rilevante per la costruzione della nostra personalità e per l’affermazione della stessa all’in­terno della società non solo virtuale ma anche reale costituisce, ad oggi, una virtù, un progresso, ma anche uno dei maggiori rischi. Tra questi, non soltanto il rischio di incorrere in spiacevoli furti d’identità o truffe online e di cui si dirà meglio nelle pagine che seguono, ma soprattutto il più grande rischio di perde­re noi stessi, offrendo la nostra parte migliore al mondo del web per rimanere “vuoti” nel mondo quotidiano e fisico. Questa, infatti, è la visione del mondo che anni fa possedeva Luigi Pirandello (le cui parole divengono sempre più attuali!), quando scriveva che “c’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando resti da solo, non rimane più niente”.

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